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Solstizio d'Estate

di agmonterotondo (21/06/2008 - 11:19)


Per le popolazioni celtiche (nel III sec. in tutta l’Europa centro settentrionale a.C, ma anche in molte altre antiche tradizioni nel mondo) l’anno era diviso in due grandi semestri naturali, invernale ed estivo. All’interno di questi due periodi (porte), seguendo il ciclo della Natura, quattro date segnavano il passaggio delle stagioni (energie) e venivano celebrate con 4 grandi festività: Samhain, Imbolc, Beltane  e Lughnasadh. Praticamente esse segnavano i due solstizi (inverno-estate) e i due equinozi (primavera-autunno) in funzione delle fasi lunari. Nell’Antica Tradizione le due festività maggiori erano quelle che segnavano rispettivamente l’inizio dell’estate (Beltaine) e l’inizio dell’inverno (Samhain) ed esistevano solamente due stagioni, non quattro: la metà oscura e la metà luminosa dell’anno. Inoltre, per i Celti, il giorno iniziava al tramonto del sole.

 

Samhain = tra il 30 ottobre e il 1° novembre. Capodanno Celtico e apertura della porta per l’Aldilà.

Imbolc = tra il 31 gennaio e il 1° febbraio. In onore della dea Brigit (Brighid), corrisponde praticamente alla festività cristiana della Purificazione della Vergine che segna la vigilia della Candelora.

Beltane = nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio. Corrisponde alla Calendimaggio.

Lughnasadh = nella notte tra il 31 luglio e il 1° agosto. Lammas, festa del pane o del grano.

Pertanto Samhain rappresentava l’inizio del primo semestre, l’inizio dell’anno, quello del rinnovamento, del buio o dell’inverno e Beltane il suo opposto.  

Il tempo intermedio tra due feste (equinozio-solstizio) era segnato da nuove feste della natura (Sabbath) governate dal sole (quattro Albans) e già note ad altre civiltà: Arthuan o Yule - solstizio d’inverno: 21 dicembre. Eiler od Ostara - equinozio di primavera: 21 marzo.
Heruin o Litha - solstizio d’estate: 21 giugno. Elved o Mabon - equinozio d’autunno: 21 settembre. Considerato che il sabbath più vicino è quello di Litha (Solstizio d’Estate), eccovi una spiegazione sui suoi antichi significati.  

 

 

 

Solstizio d’Estate

 

MIDSUMMER’s EVE, Festa di San Giovanni (St.John’s Eve)

 

  

E’ il momento dell’anno (21-24 giugno) in cui il predominio lunare (segno del Cancro) si fa più forte di quello solare.

Quest’ultimo, invece, raggiungerà il suo culmine a Lughnasadh. Il solstizio d’estate è quindi un punto di massima espressione delle facoltà lunari, forze di natura femminile a cui si sono ispirate tutte le maghe del mondo. A livello iniziatico il giorno di mezza estate rappresenta un passaggio importante, quasi un traguardo, nonostante che per gli alchimisti non si è ancora arrivati all’oro filosofale. Una tappa spirituale questa, rappresentata dal 5° Chakra della filosofia indiana. Lo chakra della Luna piena, rappresentato da un triangolo giallo con un cerchio bianco inscritto (Vishuddha ovvero purificazione) che simboleggia il dominio dell’elemento acqua, mentre i suoi frutti d’argento tendono a solarizzare (maturare) in frutti d’oro. L'antica Alchimia associava l'acquisizione dei primi poteri alla "Pietra di Luna" o "Elixir al Bianco".  Simbolicamente questo è l’inizio della prima manifestazione della materia e indica il dominio sulla sfera materiale (equivalente al numero 16, interezza e perfezione). Esotericamente, il solstizio d’estate rappresenta l’apertura di una porta (crescita spirituale) verso una forma di conoscenza superiore (dal 5° al 6° Chakra), rappresentata dal terzo occhio sulla fronte. Infatti, la vera Via della Conoscenza non può essere dominata solo dalla Luna (irrazionalità e superstizione) o dal Sole (materialismo e integralismo) ovvero, non appartiene né a Jachin né a Boaz (le colonne del Tempio di Salomone) ma deve passare per l’unione dei contrari (Sentiero di mezzo). Nell’antica Roma i due solstizi erano consacrati a Giano bifronte (ianus, porta), il dio guardiano delle soglie e dei passaggi (Omero cita le due porte Aquilon (nord) e Noto (sud), sull’isola di Itaca, come passaggi per il modo degli dei). Nel ciclo giornaliero attraverso la Porta del Cielo di Oriente entra il Sole per dare inizio al giorno, attraverso quella di Occidente il Sole esce al tramonto.

Nel ciclo annuale Giano apre e chiude le Porte Solstiziali, attraversando le quali il Sole dà inizio alle due metà, ascendente e discendente, del percorso annuale.

I due volti, quello maturo e barbuto, simbolo del passato, e quello giovane e gioioso, simbolo del futuro, guardando contemporaneamente indietro e avanti mostrano il potere del Dio sul tempo. A volte Giano ha un volto virile, anziano e barbuto, altre un volto femmineo, giovane e bello, in relazione al primitivo significato di simbolo del Sole e della Luna espresso dalla coppia Janus-Jana o Diano-Diana, con senso analogo a quello della coppia divina di Giove e Giunone. E’ il dramma cosmico della morte e della rinascita del Sole, che segna nel corso dell'anno l'avvicendarsi delle stagioni e del ciclo della vegetazione. La tradizione assegna alla Porta del Capricorno un significato positivo in quanto apre la fase dell'anno in cui il Sole cresce e alla Porta del Cancro un significato negativo in quanto dà inizio al semestre oscuro. La Porta Invernale è detta Porta degli Dei, perchè attraversandola le anime ascendono al divino e le influenze superiori discendono sulla terra.

La Porta Estiva è detta Porta degli Uomini o degli Antenati perché destinata alla discesa delle anime sulla terra ed al perpetuarsi del ciclo delle esistenze materiali.  Stranamente, nella religione cristiana troviamo i due Giovanni (Battista ed Evangelista) posti presso i due solstizi (21 giugno – 27 dicembre) come le facce di Giano. Il nome di Giovanni Battista e Giano avrebbero la stessa radice ebraica Joni (giorno), come a ribadire il significato solare del termine. Altri sostengono che Giovanni derivi dall’ebraico hanan, che significa misericordia e lode, pertanto, dal momento che la misericordia scende da Dio sugli uomini, mentre la lode sale verso la divinità, il nome corrisponderebbe alla direzione discendente e ascendente delle due metà del ciclo annuale. Inoltre, in molte altre definizioni emerge l'aspetto solare del Battista. Le feste del Solstizio Estivo, assegnano al Santo il ruolo di protettore dalle influenze malefiche, in quanto garante della rinascita della Luce nel momento in cui inizia la fase oscura del cielo annuale e più pressanti si fanno le minacce delle forze malefiche e tenebrose, in riferimento al senso negativo della seconda metà dell'anno ed al concetto della discesa delle anime nel mondo attraverso la Porta del Cancro.

Essere il discepolo prediletto da Gesù conferisce, invece, a Giovanni Evangelista una posizione, quasi di identificazione e di successione in rapporto al Sole nascente. Non a caso Cristo gli affida la Madre , simbolo della Materia Prima e del Principio femminile, ricettacolo e riflesso della Luce solare. L'iconografia sacra presenta la Vergine e S. Giovanni ai piedi della Croce, l'una sulla sinistra (rispetto all'osservatore, ovvero a destra della Croce) e l'altro a destra: alle loro figure corrispondono il Sole e la Luna posti ai lati della Croce, in alto. In ogni caso, il simbolismo di Giovanni Evangelista (rivelazione e mistero) riconduce alla Porta degli Dei del Solstizio d'Inverno, dedicata sia all'ascesa delle anime che alla volontaria discesa dello Spirito. La saggezza popolare sapeva cogliere la magia e il gran mistero della Notte di San Giovanni. Il solstizio d'estate è il momento per venerare la potenza della luce, il maschile, la cima della montagna, la lama della spada, l'esteriore e l'assertivo. Questo periodo, quando il giorno diventa il più lungo dell’anno (con le ore della notte uguali a quelle del giorno), perchè il sole è allo zenit (punto più alto della volta celeste) era considerato carico di grandi energie e pertanto ricco di molte tradizioni ed usanze, alcune delle quali eseguite ancora oggi. L’acqua ed il Fuoco sono per antonomasia i simboli solstiziali (Giovanni battezza con l’acqua e Dio purifica col Fuoco) che si ritrovano in molte feste popolari. Da sempre, con il fuoco si mettono in fuga le tenebre e con esse gli spiriti maligni, le streghe e i demoni vaganti nel cielo. Intorno ai fuochi dunque si danzava e si cantava, e nella notte magica avvenivano prodigi: le acque trovavano voci e parole cristalline, le fiamme disegnavano nell'aria scura promesse d'amore e di fortuna. La leggenda vuole che durante questo periodo le streghe di Benevento si radunassero sotto il grande Noce (l’albero delle streghe) e la notte di San Giovanni era associata con le forze lunari, con la rugiada e con le erbe che, raccolte questa notte, hanno maggior potere. Il grande Noce simbolicamente potrebbe rappresentate l'Albero Cosmico o dei Filosofi. I falò accesi nei campi la notte di S. Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori anche purificatori e l'usanza di accenderli si riscontra in  moltissime regioni europee e persino nell'africa del nord. Secondo antiche tradizioni chi salta il fuoco è sicuro di non dover soffrire il mal di reni per tutto l'anno. Gettando erbe particolari (come la verbena) nel fuoco del falò si allontana la malasorte. In Sardegna si ritiene che il sole all'alba saltelli tre volte prima di innalzarsi in cielo, come fece la testa di Giovanni Battista quando fu decapitato.

La mattina del 24 Giugno le persone girano tre volte intorno alla cenere lasciata dal falò e se la passano sui capelli o sul corpo, per scacciare i mali.

La rugiada raccolta aveva il potere di curare, di purificare e di fecondare.

Recarsi all'alba sulla riva del mare o del fiume a bagnarsi preservava dai dolori reumatici.

Nella notte tra il 23 e il 24 giugno si usa bruciare le vecchie erbe nei falò e mettere in atto diversi tipi di pratiche per conoscere il futuro perchè, come dice il detto, " San Giovanni non vuole inganni".

La notte di San Giovanni, a Roma, fino al 1872 (anno in cui la festa fu soppressa dal governo italiano), dopo l'Ave Maria veniva sparato un colpo di cannone che dava inizio ai festeggiamenti. Quella sera poi, ci si trovava nelle osterie per mangiare tutti insieme le lumache, in modo da scongiurare futuri litigi ed appianare insieme vecchie scaramucce. Le lumache infatti, in quanto animaletti cornuti, se mangiate in abbondanza, scongiuravano anche il pericolo di essere traditi dai propri amati.

A San Giovanni ogni mosto è vino, quasi a significare il completamento e l’acquisizione dei poteri di questo periodo del calendario celtico.

 

 

Tradizioni.

 

Si accendono i fuochi dei falò la vigilia del 24. Il fuoco è considerato purificatore come la rugiada. E' bene augurale saltare sul fuoco avendo ben chiare le cose che vorremmo veder cambiare nella nostra vita. Più intenso e puro sarà il desiderio espresso mentalmente al momento del salto e più esso avrà ottime possibilità di realizzarsi.

Sotto il guanciale vengono messe le "erbe di San Giovanni", legate in mazzetto in numero di nove compreso l'iperico, per avere dei sogni premonitori.

Il giorno di San Giovanni se si compera l'aglio si avrà un anno prospero.

A mezzanotte si deve cogliere un ramo di felce e tenerlo in casa per aumentare i propri guadagni.

Si mangiano le cosiddette " lumache di San Giovanni " con tutte le corna che assumono il significato di discordie e preoccupazioni. Mangiarle significa distruggerle le avversità.

Si raccolgono le noci ancora immature per preparare il "nocino" un liquore corposo da bere gradualmente in futuro per riacquistare le forze nei momenti del bisogno.

portare l'iperico all'occhiello nella notte della festa, protegge dalle streghe. 

 

 

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Metti all'angolo la repressione! Le Olimpiadi di Azione Giovani per la libertà del Tibet!

di agmonterotondo (20/06/2008 - 18:13)


Metti all’angolo la repressione - le olimpiadi della libertà.

 

 

Questa la campagna nazionale promossa e ideata da Azione giovani, in
occasione del passaggio della torcia Olimpica in Tibet (19/21 giugno 2008).

Parallelamente all’evento, che sta sollevando non poche polemiche in tutto
il mondo, sabato 21 giugno si terra l’inedita sfida “Italia-Tibet”:
mini-tornei di sport olimpici come l’atletica, calcio, ciclismo, lotta,
pallacanestro, pallamano, pallavolo, pugilato, tennis tavolo, tiro con
l'arco, allestiti in piazza e aperti a tutti.

In occasione del passaggio in Tibet del “fuoco sacro”, che rappresenta
idealmente i valori stessi che lo sport incarna, rilanceremo quella che
consideriamo una vera e propria battaglia di civiltà. Vogliamo un Tibet
libero dall’oppressore cinese, capace di autodeterminarsi e che possa quanto
prima ritrovare il suo Dalai Lama, ad oggi ancora dolorosamente e
ingiustificatamente esiliato,
A Roma, Firenze, Bari, Gorizia, Cagliari e in molte altre città saranno
allestiti dei mini “villaggi dello sport” aperti a chiunque vorrà cimentarsi
nelle discipline olimpiche. All’evento, che vedrà tra gli altri la
partecipazione di numerosi esponenti politici, hanno aderito e collaborato
anche le associazioni “Donne Tibetane” e “Student for Free Tibet”, che
presenteranno le loro squadre di giovani Tibetani che sfideranno l’Italia
nei mini tornei”.

 

Per Azione Giovani di Roma e Provincia di Roma l’appuntamento è per Sabato 20 Giugno, ore 9.00 al laghetto dell’Eur!

 

 

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17 giugno 2008: Azione Giovani Monterotondo in ricordo di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci

di agmonterotondo (16/06/2008 - 21:19)


 

 

 

 

 

    

 

 

 

 

 

     17 giugno 1974: Il battesimo di fuoco delle Brigate Rosse  

 

Giuseppe Mazzola ( nella foto a sinistra) aveva sessant'anni. Era un carabiniere pensionato dell'Arma, per la quale, lui bergamasco, aveva prestato servizio lungamente in Calabria, dove aveva sposato Giuditta Caccia mettendo al mondo quattro figli. quando nei primi anni Sessanta si erano trasferiti a Padova. Per rendersi utile in qualche modo Giuseppe aveva assunto, pur non avendo la tessera del partito, l'impegno di tenere la contabilità del Movimento sociale e di adoperarsi in piccoli lavori marginali come il disbrigo e l'inoltro della posta.

Graziano Giralucci ( nella foto a destra) aveva invece solo 29 anni, era sposato con Bruna Vettorato, e padre di una bambina di tre anni, Silvia. Agente di commercio in articoli sanitari, aveva fondato il Cus Padova Rugby ed era un assiduo giocatore. Le foto di famiglia mostrano un giovanotto muscoloso, con le spalle larghe, un sorriso un po' ironico di sfida, capelli corti e folti con un ciuffo ben pettinato che gli copre in parte la fronte.

Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci si incontrano quella mattina di giugno nella sede del Movimento sociale e vengono assassinati da un commando delle Brigate Rosse.

E' questo il primo fatto di sangue attribuito storicamente alla formazione armata. Secondo la ricostruzione processuale, che avviene successivamente nell'arco di circa vent'anni, le cose sono andate così.

Il commando Br era formato da Fabrizio Pelli, Roberto Ognibene, Giorgio Semeria, Martino Serafini e Susanna Ronconi. Semeria è l'autista del gruppo. La Ronconi e Serafini, armati, fanno da palo sulle scale. Pelli e Ognibene, che pochi giorni prima si è già introdotto nella sede del Msi con il compito di studiare "l'azione", irrompono nei locali. Si trovano di fronte Mazzola e Giralucci e puntano le pistole.

Mazzola, non intimorito, afferra la pistola di uno dei due terroristi e Giralucci cerca di immobilizzarlo abbrancandolo per il collo. Mazzola perde il controllo, gli sfugge la presa del silenziatore e scivola a terra. L'altro terrorista a questo punto interviene per difendere il compagno, spara un colpo che raggiunge alla spalla Giralucci ed un secondo che colpisce Mazzola già a terra trapassandogli la gamba destra e l'addome. Mazzola e Giralucci, che a questo punto non possono più opporre resistenza, vengono finiti ognuno con un colpo alla testa. Un'esecuzione crudele e feroce, che le Br rivendicano alcuni giorni dopo con un comunicato: "Lunedì 17 giugno 1974, un nucleo armato delle Brigate Rosse ha occupato la sede provinciale del Msi in via Zabarella. I due fascisti presenti, avendo violentemente reagito, sono stati giustiziati".

Il comunicato non dice che le due persone, una delle quali anziana, erano già state ridotte all'impotenza prima di essere assassinate. Con freddo calcolo si giustifica a posteriori, "politicamente", il duplice delitto e Giuseppe e Graziano assumono il connotato astratto di "fascisti". Il vertice delle Brigate Rosse, prima di assumersi la paternità di questa "azione" con cui per la prima volta si trova di fronte alla morte, medita sulle possibili conseguenze, soprattutto sulla reazione della propria base di riferimento.

Dopo qualche tentennamento prevale la considerazione del fatto che la "cancellazione di due fasci" verrà accolta senza problemi e quindi le Br rivendicano il delitto sublimandolo in atto di guerra. "Per capire come ciò possa essere avvenuto - dice Piero Mazzola - bisogna riandare al clima di quegli anni. Era il tempo in cui campeggiavano sui muri le scritte 'Uccidere un fascista non è reato', e 'I covi dei fascisti vanno chiusi col fuoco'... La 'caccia al fascista' era all'ordine del giorno e non faceva neanche più notizia".

Dopo la rivendicazione i mass media, parlando di "fantomatiche" e "sedicenti" Brigate Rosse, accreditano l'ipotesi che in realtà il duplice omicidio sia stato commesso da "fascisti mascherati". E alla Facoltà di Scienze politiche, dove insegna Toni Negri, compare un tazebao in cui si spiega l'accaduto come conseguenza di uno "scontro tra fascisti".

Per i sei anni successivi la magistratura inseguirà la "pista nera" nello svolgimento delle indagini, fin che alcuni pentiti non cominceranno a fare chiarezza sull'evento. Dopo molti anni e numerosi processi, nel 1992 la Corte di Cassazione, confermando le risultanze del processo di appello in secondo grado, emetterà le seguenti condanne: 16 anni per Curcio e Moretti e 18 per Franceschini, in quanto mandanti; 18 anni ad Ognibene, 12 a Semeria, 12 alla Ronconi, 7 anni e mezzo a Serafini come esecutori. Pelli nel 1979 era morto in carcere di leucemia.

Giralucci e Mazzola sono due morti dimenticati. Pochi libri accennano all'uccisione di questi "due fascisti", dei quali quasi sempre non ci si ricorda neppure il nome: Graziano, un giovane del Movimento sociale; Giuseppe, un anziano carabiniere in pensione, di fede monarchica, che aveva scelto di mettere a disposizione dell'Msi una parte del suo tempo libero, ma che non partecipava neppure alle riunioni "politiche".

Padova li ha sepolti nell'indifferenza. Piero Mazzola ricorda i funerali in una città spettrale, con le vie deserte e le saracinesche abbassate.

Giralucci e Mazzola sono i primi di una lunga catena di morti ammazzati in assoluta gratuità, con ferocia, spesso con premeditazione. All'epoca del processo, nei primi anni Novanta, tutti i componenti della banda erano fuori dal carcere: in semilibertà Semeria, Susanna Ronconi ammessa al lavoro presso il gruppo Abele, a piede libero Serafini, impiegato presso il comune di Bologna Ognibene.

In quei giorni il presidente della Repubblica Francesco Cossiga annuncia che intende graziare Renato Curcio. Piero e gli altri famigliari di Giuseppe Mazzola chiedono la loro sospensione dallo status di cittadinanza italiana, mentre la figlia di Giralucci, Silvia, scrive a Cossiga: "La grazia è un'ingiustizia che ci offende, sia come famigliari delle vittime del terrorismo, che come privati cittadini. Mia madre ed io avevamo già espresso parere negativo alla grazia... La nostra vita è stata profondamente segnata da quell'episodio, è una vita non completa, non normale. Perché dobbiamo concedere una vita normale a chi non ha permesso che la nostra fosse tale? Hanno stroncato e segnato irreversibilmente troppe vite per avere il diritto di godersi la loro. Constatatone il fallimento, vorrebbero, e lei con loro, considerare la loro esperienza storicamente sorpassata, ma il dolore mio e della mia famiglia non è ancora storia, è vita".

Mario Moretti, uno dei mandanti, in un suo libro intervista sulle Brigate Rosse afferma che "c'è chi cerca di intorbidare una vicenda (la vicenda Br, n.d.a.) che è stata piena di speranze, forse illusioni, tentativi, errori, dolore, morte - ma non sozzure". La moglie e i figli di Mazzola, la moglie e la figlia di Giralucci la vedono diversamente.

"Non era mai morto nessuno nelle nostre azioni - scrive Moretti - ma chiunque non stesse nelle nuvole sapeva che poteva succedere, e avrebbe modificato la nostra collocazione. E malauguratamente con Padova lì ci trovavamo. Ne discutemmo. Considerai un opportunismo intollerabile far finta di niente. E pericoloso: cullarsi nell'illusione che stessimo spensieratamente giocando una partita della quale non sapevamo valutare le conseguenze. Cambiammo il volantino proposto dalla colonna del Veneto e rivendicammo l'azione spiegando quel che era avvenuto. Non è che la lotta armata ci stava prendendo la mano, si manifestava per quello che è: una lotta dove si muore. Negli anni successivi sospendemmo ogni attività nel Veneto e ci ritornammo soltanto nel '78..."

Questo è l'insegnamento che il leader storico delle Brigate Rosse Mario Moretti ricava dall'azione, cioè dal duplice assassinio, di Padova: la lotta armata è una lotta dove si muore. Ma muore chi? E per che cosa? E che cosa resta di quelle vittime?

Un giornalista in un intervista al figlio di Mazzola:

Avvocato Piero Mazzola, che cosa le ha lasciato suo padre?

"Un grande esempio di dignità. Fu ucciso perché non volle piegare le ginocchia di fronte ai terroristi. Diceva sempre che le ginocchia si piegano solo davanti a Dio. Questo è stato per me il suo insegnamento ed è quanto mi rimane di lui".

Pochi giorni fa (nell'anniversario della strage) una manifestazione in ricordo dei due caduti:

 

 

 

Perchè noi non dimentichiamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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16 Giungo 1979 - 16 Giugno 2008: Francesco Cecchin...Presente!

di agmonterotondo (14/06/2008 - 10:45)



“ E Francesco che è volato sull'asfalto di un cortile,
con le chiavi strette in mano, strano modo per morire…”

 

F. Mancinelli, Generazione ‘78

 

 

 


Siamo nel maggio del 1979 e la tensione nella zona di Roma Est è piuttosto alta a causa delle continue provocazioni perpetrate da aderenti al P.C.I. del quartiere ai danni di militanti del Fronte della Gioventù e delle loro sezioni. Ai primi del mese viene compiuto da questi "attivisti" comunisti un attentato incendiario contro la sede del M.S.I. - F.d.G. di viale Somalia 5 che viene seguito, nei giorni successivi, da numerose azioni di disturbo della normale attività del "Fronte" condite con minacce varie ed atteggiamenti aggressivi. In tutti questi episodi viene notata la presenza di un'automobile Fiat 850 bianca che risulterà poi fondamentale nel seguito della vicenda. La sera del 28 maggio, intorno alle ore 20, quattro ragazzi del F.d.G., tra cui Francesco Cecchin, si recano in piazza Vescovio per affiggere manifesti, ma vengono subito notati da un gruppo di militanti della sezione comunista di via Monterotondo, che danno inizio alla sistematica copertura di tali manifesti; un giovane cerca di impedire il proseguimento dell'azione provocatoria, ma viene circondato da una ventina di attivisti di estrema sinistra, capeggiati da S. M. che, dopo aver allontanato in modo spiccio un agente di P.S. in borghese chiamato ad intervenire, (S. M. ha da sempre esercitato una sorprendente autorità sulla polizia) si rivolge ai ragazzi del Fronte con affermazioni del tono: "...vi abbiamo fatto chiudere via Migiurtinia, vi faremo chiudere anche viale Somalia..."; alla fine, volgendosi verso Francesco Cecchin, lo apostrofa così: "TU STAI ATTENTO, CHE SE POI MI INCAZZO TI POTRESTI FARE MALE!". La stessa sera, intorno alla mezzanotte, Francesco Cecchin scende di casa insieme alla sorella per una passeggiata fino a via Montebuono, dove un suo amico lavora in un ristorante; verso le 24:15, mentre i due ragazzi sono fermi davanti all'edicola di piazza Vescovio, spunta una Fiat 850 bianca che compie una brusca frenata davanti a loro; dall'auto scende un uomo che urla all'indirizzo di Francesco: "... È lui, è lui, prendetelo!". Intuendo il pericolo e, probabilmente, riconoscendo l'aggressore, Francesco fa allontanare la sorella e corre in direzione di via Montebuono, inseguito dagli occupanti della macchina, che nel frattempo il suo guidatore sposta fino all'imboccatura della stessa via Montebuono. La sorella, intanto, si getta vanamente al loro inseguimento, urlando: "Francesco, Francesco!"; le sue grida vengono udite da un giovane che, sceso in strada, nota un uomo darsi alla fuga verso via Monterotondo e qui salire sulla Fiat 850 bianca che si allontana velocemente. Dopo aver telefonato alla Polizia, il giovane viene raggiunto da un inquilino dello stabile di via Montebuono 5 che lo informa della presenza, sul suo terrazzo sottostante di cinque metri il piano stradale, di un ragazzo che giace esanime al suolo; il giovane, giunto sul posto, riconosce in quel ragazzo il suo amico Francesco Cecchin. Il corpo è in posizione supina ad una distanza di circa un metro e mezzo dalla base del muro; perde sangue da una tempia e dal naso e stringe ancora nella mano sinistra un mazzo di chiavi, di cui una che spunta dalle dita è storta, e in quella destra un pacchetto di sigarette. A questo punto, mentre sarebbe stato lecito attendersi immediate indagini da parte delle forze dell'ordine, si assiste invece all'affrettarsi di tutti a liquidare l'accaduto come un incidente. Secondo alcuni Francesco, "impaurito", avrebbe scavalcato il muretto del cortile senza rendersi conto che al di sotto ci fosse un salto di cinque metri. Altri hanno addirittura negato che vi fosse stata una colluttazione tra il giovane e i suoi aggressori, come ha fatto il commissario Dott. S.. Apparendo questa versione sospetta, mentre alcuni militanti del F.d.G. vegliano Francesco in coma, altri cominciano a fare indagini private, che portano a scoperte molto interessanti: innanzi tutto si viene a sapere che Francesco conosceva molto bene quel palazzo e il suo cortile, in quanto ci abita un suo amico; inoltre risulta strano che il corpo sia stato trovato in posizione supina, anziché riversa, tipica di chi si lancia, e senza fratture agli arti, inevitabili quando si effettua un salto volontario da una simile altezza. L'ipotesi che Francesco sia stato gettato di peso viene inoltre avvalorata da altri due particolari: il trauma cranico, sintomo che il peso dell'impatto al suolo si è scaricato tutto sulla testa, e il fatto che questa si trovi più vicina al muro rispetto ai piedi. La chiave piegata tra le dita di una mano e il pacchetto di sigarette nell'altra sono una prova ulteriore che gli aggressori hanno gettato il corpo di Francesco, già esanime, al di là del muretto che delimita il terrazzo: chi pensa di lanciarsi oltre un ostacolo cerca infatti di avere le mani libere.
Che prima di questo tragico epilogo ci sia stata una colluttazione è dimostrato dalla chiave piegata rinvenuta tra le dita di Francesco, sicuramente usata come arma di difesa contro i suoi assassini. Anche le ferite riscontrate su tutto il corpo confermano la tesi dell'aggressione, essendo queste di natura traumatica e riconducibili a colpi ben assestati da persone esperte.
A rendere inconfutabili queste tesi altri due importanti elementi: le tracce di sangue riscontrate sul pavimento del cortile lunghe alcuni metri fino al bordo del muretto e la dichiarazione resa da alcuni testimoni che affermano di avere udito: "LE GRIDA DI UN RAGAZZO, POI ALCUNI ATTIMI DI SILENZIO... E INFINE UN FORTE TONFO NON ACCOMPAGNATO DA ALCUN GRIDO".
Risulta difficile credere che una persona possa gettarsi spontaneamente giù da un muro alto cinque metri senza emettere neanche il minimo suono vocale.  Il 16 giugno, dopo 19 giorni di coma, Francesco muore. Le indagini infine partirono ma tardi e male. S. M. militante comunista e proprietario della famigerata 850 bianca, fu arrestato. Disse di essere andato a vedere un film al cinema ma gli inquirenti verificarono che, quella sera, il cinema indicato da M. era chiuso per turno di riposo. Ciò nonostante la potente macchina di copertura si mise in moto e mentre le indagini proseguivano a rilento e non ci si preoccupava di verificare chi poteva essere insieme al M. questi venne fornito di un nuovo alibi, questa volta perfetto; ogni prova ed ogni riscontro venne fatto sparire. Anni dopo il giudice, scrivendo la sentenza, dovrà dichiarare che se egli non era in grado di condannare l'imputato, se non era stato possibile fare piena luce sull'omicidio Cecchin, questo doveva essere ascritto ai ritardi nelle indagini di quei giorni, al modo di procedere degli investigatori, al punto che il magistrato ipotizza possibili procedimenti nei confronti degli organi di Pubblica Sicurezza. Ma noi non abbiamo mai perso la speranza che sia fatta finalmente giustizia.

 

L'importante è non dimenticare. Mai.

 

 

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Grazie. Una vittoria per tutta la comunità.

di agmonterotondo (11/06/2008 - 21:23)

Grazie a tutti. Questo intervento valga per tutti coloro che mi hanno scritto sms, inviato email e telefonato. L'ho già inviato per email alla comunità. Oro lo posto a tutti. Ovviamente non ho scritto tutti i cognomi per esteso per questioni di privacy.

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Grazie a tutti. La mia nomina a Vicepresidente della Federazione Romana di Azione Giovani è un evento che ricorderò a lungo. E' un evento, però, che non mi riguarda solo personalmente. Anzi. Non è stato eletto Fabio Federici; bensì tutta una comunità umana è con me in questo splendido momento. Una comunità umana che viene da lontano. Mi piace pensare che è stato premiato tutto un lungo percorso fatto di uomini, di idee e sacrifici. Penso a chi ha iniziato tra mille difficoltà a tracciare il solco, quelle persone che non ho potuto conoscere o che ho conosciuto poco: penso, qui, a Dino Giustini ed a Peppe De Santis. Penso, poi, a tutti coloro che ne hanno seguito le orme e che in questi anni hanno combattuto tutti per una stessa idea. Penso ai miei primi passi, anni fa ormai, nel Fronte della Gioventù ed in un partito che si chiamava ancora MSI. Erano tempi duri, in cui era ancora una scelta difficile aderire ad un'idea e ad una comunità. Ho percorso tutta la storia, sempre però in prima fila. Nei cortei, ad attaccare i manifesti,ai concerti, alle manifestazioni. Piano piano ho conosciuto tutta la comunità di Monterotondo e ne sono diventato parte. Non scorderò mai la lotta per Fini Sindaco di Roma, l'accerchiamento del Parlamento al motto " Arrendetevi siete circondati", Gianfranco Fini a Monterotondo, con la passeggiata piena. La creazione del Fdg a Monterotondo, le tante sedi aperte e chiuse subito, perchè avevano solo uno scopo elettorale. Non scordo i tempi in cui andammo vicini alla insperata vittoria con il ballottaggio bis. Mancò l'ultimo centimetro e ce l'avremmo fatta. Non scordo i fantastici tempi di pura militanza e divertimento con l'amico e fratello Giovanni B. ed i continui richiami alla retta via di Franco M. Non scordo i congressi cittadini, le scelte, giuste e sbagliate, le tante, tantissime elezioni perse, e le poche vinte. Ricordo tutte le persone che si avvicinarono ad Alleanza Nazionale nei primi tempi e che ora sono in tutti altri lidi. Ricordo chi ha tenuto sempre ben salda una fede, come Delfina, o chi non si arreso mai ed ancora combatte come Gino C. Ricordo tutti i ragazzi che sono entrati ed usciti dal Fdg prima, Azione Giovani adesso. Ricordo i libri di Dana Thomas che mi fanno capire che la cultura abita anche da queste parti. Vedo la faccia di Amedeo G. che cerca, con molta pazienza di convincermi a rifondare Azione Giovani a Monterotondo. Sento la determinazione di Alberto Rossi, che usa metodi diversi per lo stesso scopo. Vedo una comunità, Azione Giovani Monterotondo, che parte dal nulla, che cresce piano piano, sempre di più, e diventare una realtà, una cosa vera, forte, fortissima, che comincia ad espandersi anche dai confini giovanili. Che aggrega, tanto, e che riesce ad avvicinare a se il meglio della gioventù eretina, che manifesta sul territorio come mai si è fatto prima. Si rivedono i manifesti, volantini, battaglie nelle scuole. Vedo, all'orizzonte, il mio sogno di creare una comunità vera, che ci riavvicini tutti quanti in quel solco tracciato tanti ani fa. Vedo i miei meravigliosi ragazzi di Azione Giovani, che lottano tutti per uno steso fine, con gioia e passione. Vedo anche con me e mi permetto di citarli ( Simone Leclerc, Simone New Beetle, Sabrina "My queen", Pierpaolo Pippi, Demo-Christian, Francesquiello, Caterina) nel giorno del congresso a Tivoli e li ringrazio di avermi seguito fin lassù, rinunciando magari a del tempo libero, capendo però l'importanza di essere tutti vicini ed insieme in un giorno così storico. Li ringrazio particolarmente di cuore, loro hanno capito cosa vuol dire Comunità.

 

E non penso, no, non penso, a tutte le persone che hanno fatto solo del male a questa comunità. Voglio scordare chi ha solo usato questa comunità, per meri e vergognosi scopi personali. Non ricorderò mai chi ha sempre giocato sulla pelle dei nostri martiri, chi ha sempre preso in giro le nostre persone, per poi cercare di ricomprarsele con due soldi. No, non li ricordo, perchè oggi abbiamo la forza di andare oltre e di fare a meno di chi ha voluto solo farsi i "cazzi propri". Questo, non mi stancherò mai di ripeterlo ad ogni obiettivo raggiunto, è solo un punto di partenza. Siamo salpati verso il mare aperto con la nostra nave. Tutti insieme. Nella stessa direzione. Si: il domani può appartenere a noi.

 

In alto i Cuori!

 

 

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Auguri e buon lavoro Maurizio!

di agmonterotondo (10/06/2008 - 15:20)



 

La comunità di Azione Giovani Monterotondo si complimenta con Maurizio Guccini (nella foto), nuovo Presidente della Federazione Provinciale Romana di Azione Giovani, e gli augura un buon lavoro, pieno di risultati positivi e tanta, tanta, militanza!

 

 

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L'intervento di Fabio Federici al V Congresso Provinciale di Azione Giovani

di agmonterotondo (10/06/2008 - 15:02)

           Nella foto, Fabio Federici durante il suo intervento al V Congresso Provinciale di Azione Giovani

 

O meglio, quello che doveva essere l'intervento. Solo che poi, come al solito, è andato a braccio, come Almirante ha insegnato, ed ha preso altre strade!

 

Voglio iniziare questo mio breve intervento con dei ringraziamenti. L’aver accettato la proposta della vice-presidenza provinciale di Azione Giovani è dovuta al fatto che a propormela sono state delle persone verso cui nutro molta stima. Sapere che lo hanno fatto, non per una logica banalmente politica, bensì per stima personale, è una cosa che mi riempie d’orgoglio. E’ per questo che voglio ringraziare, senza farne i nomi, le persone che hanno proposto la mia figura per una carica così impegnativa. Ammetto che nel momento in cui mi è stata avanzata tale prospettiva ho inizialmente esitato a dare una risposta definitiva; ma l’aver partecipato, qualche giorno fa, alla riunione dei presidenti di Azione Giovani della nostra Provincia, mi ha fornito un grosso stimolo, perché, partecipando proprio a quella stessa riunione, ho avuto modo di ascoltare, conoscere e saggiare altri ragazzi che, come me, ancora oggi fanno politica nell’unica maniera in cui io la possa concepire: con passione. Ho avuto subito la sensazione che con le persone che erano sedute al tavolino con me, si potesse intraprendere un cammino serio e duraturo verso la riorganizzazione di Azione Giovani in Provincia di Roma, che è poi lo scopo principale che la nuova dirigenza si prefigge.

Qualche ragazzo mi ha chiesto se questo sia l’ultimo congresso di Azione Giovani in Provincia di Roma. Al di là delle scelte che la dirigenza nazionale vorrà portare avanti, non è questo, però, il punto su cui noi dobbiamo ragionare. Dobbiamo, invece, focalizzare la nostra attenzione sul fatto che questo Congresso Provinciale può aprire una fase nuova per la Provincia di Roma e può ridare entusiasmo a tutti quanti, dirigenti e militanti. Anzi, deve farlo. Per dare un senso a questo Congresso Provinciale, occorre essere in grado di ridare alla nostra comunità un nuovo progetto complessivo, un progetto ideale, culturale e politico, erede delle battaglie del passato ma proiettato nel futuro. Dopo un lungo periodo, chiamiamolo di “calma”, è urgente rintracciare un originale progetto per la nostra organizzazione in Provincia di Roma, con l’obiettivo di far diventare Azione Giovani il motore propulsore di iniziative, sia esse politiche che culturali, del nostro territorio, proponendoci come un soggetto specifico verso le organizzazioni politiche di riferimento, e alludo qui, ovviamente, ad Alleanza Nazionale. Da sempre, il movimento giovanile ha spesso  anticipato il “partito” su varie tematiche, avendo una sensibilità diversa. Dobbiamo ricominciare a fare questo. La Federazione della Provincia di Roma deve diventare il centro promotore di iniziative caratterizzanti il nostro territorio, perché senza un’opera di serio coordinamento, che faccia giungere notizie e materiale fin nei più piccoli circoli e che raccolga da tutti opinioni e suggerimenti, tutte le iniziative, anche le più encomiabili, restano sganciate, deboli, senza capacità di incidere a fondo sul nostro territorio e nel dibattito politico. Non basta solo la crescita sul territorio di nuovi circoli giovanili, o l’aumentare del numero degli iscritti di quelli già esistenti, perché queste comunità rischiano di crescere come delle isole, basandosi esclusivamente sulla capacità, l’impegno e sulla forza dei singoli. Ecco perché sono convinto che si debba procedere, il prima possibile, all’ individuazione di una serie di coordinamenti territoriali che, pur dipendendo dalla struttura centrale, abbiano il compito di organizzare la politica su un territorio più affine, magari ricalcando la suddivisione dei collegi provinciali, con l’accortezza magari di accorpare anche nuclei vicini, anche se ricadono in collegi diversi. Devono essere, quindi, individuati delle realtà che faranno da fulcro di questi coordinamenti, con dei responsabili, che organizzino le riunioni dei Presidenti di circolo del proprio territorio e che svolgano il ruolo di snodo organizzativo ( penso alla diffusione del materiale ed informazioni, convocazioni ed organizzazione dell’attività). Con un organizzazione così forte e strutturata, si potrebbe poi pensare di poter organizzare, con una certa continuità, dei momenti comuni di tipo “comunitario”: feste, concerti, conferenze, dibattiti ed, anche, un bel campo annuale, sullo stile dei vecchi campi Hobbit.

Un altro obiettivo forte, sarà quello di riattivare una seria politica nelle scuole, che in provincia di Roma hanno problemi peculiari di carattere strutturale, poiché subiscono il fatto che la capitale faccia la parte del leone nella suddivisone delle risorse. Bisogna quindi rilanciare con forza l’organizzazione di Azione Studentesca, che deve farsi promotrice di una serie di attività di sindacalismo studentesco, che partendo da ciò, affronti tutti gli altri problemi: la carenza di aule, il problema dei trasporti, l’infrastrutture spesso inadeguate ad ospitare gli alunni. Ovviamente, accanto a rivendicazioni di questo tipo, Azione Studentesca dovrà farsi portatrice di tutte quelle battaglie, chiamiamole di carattere “ideale”, che possano attirare verso la nostra organizzazione un buon numero di militanti. E’ evidente che tutto ciò deve essere inserito in una strutturazione di Azione Studentesca che possa agire e coordinarsi sul territorio.

Concludo dicendo che queste proposte che vi ho prima descritto, insieme alle altre che il Presidente vi spiegherà poi nel suo intervento, mirano dunque ad un rilancio in grande stile di Azione Giovani nel territorio della provincia. Un rilancio che non dovrà essere solo su carta, ma fattivo. Basato sulle persone e sulle iniziative e non sulle parole.

Il mio impegno sarà sollecitare tutti affinché ciò sia realizzato, per dimostrare a noi stessi ed ai tanti giovani che in noi ripongono molte speranze di cambiamento sociale, che quello di cui abbiamo sempre parlato vogliamo farlo veramente. Ciò che riusciremo a costruire, sarà la riprova della nostra affidabilità e serietà. 

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Fabio Federici nominato alla Vicepresidenza Provinciale di Roma di Azione Giovani!

di agmonterotondo (09/06/2008 - 15:10)

 

 

Un grande riconoscimento per tutta la comunità di destra di Monterotondo

 

 

 

 

Sabato 7 Giugno, nei locali della Federazione Provinciale di Alleanza Nazionale a Tivoli, si è tenuto il V congresso provinciale di Azione Giovani. Un congresso che ha segnato una grande svolta per la comunità politica dei giovani di destra monterotondesi, perché il loro Presidente, Fabio Federici, è stato nominato Vicepresidente Provinciale. Un riconoscimento importantissimo per tutto il lavoro svolto dai ragazzi eretini ed un attestato di stima che tutti i delegati della Provincia di Roma di Azione Giovani hanno voluto assegnare a Federici: “ Sono emozionato – dichiara il neo vicepresidente- perché questo incarico arriva da persone di cui ho grande stima. E’ un riconoscimento non soltanto alla mia persona, ma anche a tutta la comunità politica di cui mi onoro di far parte. E’ la prima volta che un esponente politico di centrodestra della città di Monterotondo assume un incarico così importante a livello provinciale. Questo vuol significare che anche nella città eretina, tradizionale roccaforte della sinistra, c’è la possibilità di poter lavorare bene e di creare un’ alternativa di governo credibile”. Il congresso, svolto in un clima unitario, rappresenterà una svolta per l’organizzazione giovanile di An nella provincia ed avrà ricadute anche sul territorio eretino: “ E’ evidente – prosegue Federici- che ci sarà una ricaduta positiva per il territorio di Monterotondo in termini di visibilità. Soprattutto per i giovani eretini ci sarà la grande opportunità di vedere amplificate le proprie proteste verso un’ inesistente politica rivolta ai giovani da parte dell’amministrazione comunale. Ed anche come opposizione è un segnale importante: i vertici del centrodestra hanno deciso di puntare sul nostro territorio, spesso ritenuto, a torto, difficile da migliorare”. Grande soddisfazione per la nomina di Federici, arriva anche dai vertici di Alleanza Nazionale. Se ne fa portavoce il consigliere comunale di An, Amedeo Giustizi:   Fabio Federici è stato nominato Vicepresidente di Azione Giovani per la Federazione della provincia di Roma. Un risultato importante per tutta la comunità politica della destra eretina che vede un suo giovane ai vertici dell'organizzazione giovanile di Alleanza nazionale. A lui ed a tutti i giovani di Monterotondo che hanno aderito ad Azione Giovani va il plauso di tutta la dirigenza di Alleanza Nazionale, dal Coordinatore, ai Presidenti di circolo, dal Gruppo consiliare e da tutti gli iscritti”. 

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Festa del tesseramento di Azione Giovani Monterotondo

di agmonterotondo (08/06/2008 - 18:08)




 

 

 

 

 

 

 

 

 

E' stata una bellissima giornata, quella di Venerdì 6 Giugno per tutti i ragazzi di Azione Giovani Monterotondo. Nella nuova sede di Via Fratelli Bandiera 9, ci si è ritrovati tutti insieme per la festa del tesseramento. Una serata con tantissime persone, vere, con ragazzi iscritti e simpatizzanti. Una serata piena di passione, parole, riflessioni e simpatia. Una serata che ancora una volta sottolinea il perchè Azione Giovani Monterotondo sia diventato, in questi anni, il movimento leader della gioventù eretina. Un movimento capace di raccogliere al suo interno le passioni e le richieste dei ragazzi di Monterotondo e coinvolgerli in un progetto che non è moda o sfruttamento elettorale, bensì passione, crescita culturale, crescita spirituale e Politica ( con la p maiuscola!). A fare gli onori di casa, il Presidente di Azione Giovani Monterotondo, Fabio Federici, che insieme a tutti i ragazzi ha organizzato una festa del tesseramento riuscitissima, non solo per il gran numero dei presenti, ma per l'aria ed il clima che si respiravano. Graditissime sono state le gentili presenze del Presidente di Azione Giovani Roma, nonché consigliere provinciale del Pdl, Federico Iadicicco ( neo papà…auguri!) e di Maurizio Guccini, prossimo ad una nomina importante in provincia ( lo scoprirete poi!!). Entrambi hanno preso la parola, portando i loro saluti e si sono complimentati con il nucleo di Azione Giovani Monterotondo per i grandi risultati sul territorio. Alla fine il rituale della consegna delle tessere, non solo ai ragazzi iscritti, ma anche a tutte le persone che sono vicine ad Azione Giovani ed al suo presidente Fabio Federici. In particolare un grazie per essere intervenuti ad Amedeo Giustini, consigliere comunale di An, ed Alberto Rossi, presidente del circolo " Città di Monterotondo" di An. Tutti, poi, hanno gustato le delizie preparate dalle ragazze e dai ragazzi ( ed anche dalle mamme dei ragazzi!!). La serata, però, ha avuto solo due note stonate: 1) L’assenza, ingiustificata, del CHINOTTO tra le bevande presenti ed al contempo 2) la vergognosa ed ingiustificatissima presenza dei PISELLI nell’insalata di riso. Per queste due gravi mancanze, si prenderanno presto provvedimenti!!!

 

 

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V Congresso di Azione Giovani, Federazione della Provincia di Roma

di agmonterotondo (05/06/2008 - 15:31)


Si terrà sabato 7 Giugno, dalle ore 15.00, presso i locali della Federazione a Tivoli, il V° Congresso di Azione Giovani della Federazione della Provincia di Roma. Appuntamento importantissimo per tutte le comunità del più importante movimento giovanile di destra in provincia di Roma, che segna un rilancio dell'azione della federazione nel nostro territorio. Azione Giovani Monterotondo, come sempre sarà presente con i propri rappresentati per prendere parte all'evento che può rappresentare un'ulteriore svolta per la città eretina. Sul nostro blog ci sarà il resoconto del congresso.

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Benvenuto Stefano! Auguri Federico!